Benvenuti!

Questo Blog è per tutti i pazienti lettori che avranno qualche minuto da perdere dietro alle mie riflessioni. Benvenuti a tutti, sconosciuti e vecchie conoscenze.

venerdì 21 settembre 2012

Snake touch

Quest'oggi vorrei raccomandarvi caldamente un'esperienza che io ho fatto a lavoro. 
Tanto per cominciare lavoro in un luogo molto strano: è un piccolo museo di storia naturale con annesso rettilario, nel quale facciamo corsi, laboratori, conferenze ed attività, anche per bambini.
Il clima è molto amichevole e rilassante, tra un caffè ed una riunione di lavoro capita spesso che ci si ritrovi a dire castronerie col capo o... come m'è successo l'ultima volta, fare lo Snake touch.
Immaginatevi un meeting: gente con la ventiquattrore, cravatte, sedie e quei bellissimi grafici che si vedono nelle serie americane, ora scordatevi tutto e mettete nella stessa stanza archeologi, entomologi, artigiani, naturalisti, un po' di patatine, un megaschermo che proietta documentari e... serpenti!
L'ultima riunione era più o meno così: tutti a discutere dei vari progetti ed io, in mutande e reggiseno, che avevo due serpenti che mi strisciavano liberi sulla schiena, questo è lo Snake touch.
Per quanto possa sembrare raccapricciante vi assicuro che il serpente è un animale piacevolissimo al tatto: liscio come metallo, suadente e con dei movimenti assolutamente rilassanti. In alcune culture orientali il serpente è considerato un animale rivelatore, con una sensibilità particolare, in grado di allinearsi perfettamente alla natura psicofisica di chi gli sta vicino.
Per questo, una volta che avete un serpente addosso, i suoi movimenti tenderanno a portarlo , strisciando sulla pelle nuda, laddove avete magari una debolezza fisica, oppure sul centro più forte della vostra personalità, testa per la razionalità, pancia per l'impulsività.I movimenti dell'animale vengono guidati ed interpretati da un apposito operatore che è familiare con questa pratica.
Vi assicuro che dopo i primi cinque minuti di inquietudine si arriva ad un rilassamento totale e poi al risveglio dei sensi: io ad un certo punto ho provato un piacere fisico estremo, che non mi consentiva di smettere di ridere; somigliava un po' ad una specie di orgasmo.
(Tutto questo sempre durante una riunione di lavoro).
D'altra parte come avrete ben visto la mia sessualità tende ad esplorare lande insolite... dopo Denver e Bin Laden potevo anche aspettarmi una situazione del genere.
Esperienza fortemente raccomandata, in ogni caso.

mercoledì 5 settembre 2012

Non dualità di vita e ambiente

Oggi ho notato una cosa che non so se riguarda esclusivamente me o tutti gli esseri viventi: la simbiosi con la mia stanza da letto.
 Secondo la filosofia buddhista vita ed ambiente in cui si vive coincidono, una cosa determina ed è determinata dall'altra; intendendo per ambiente tutto ciò che ci circonda, non l'ambiente naturale.
In senso molto profano ho notato che io e la mia stanza da letto abbiamo un'empatia incredibile: chiunque entri in camera mia, se mi conosce un minimo, si accorge subito del mio stato d'animo in quel periodo.
Allo stato di tranquillità la mia stanza vive in un casino piuttosto moderato: medio ordine fuori, ecosistemi e nuovi mondi dentro armadi, cassetti, libreria ecc ecc. Il che altro non è che lo specchio della mia personalità basilare: tranquilla e un po' spigliata fuori, turbine di emozioni e paranoie dentro.
Ma cosa succede se affronto un periodo di stress? Ecco che la confusione si sposta automaticamente dai luoghi chiusi in quelli visibili a tutti: il pavimento diventa uno svuota tasche nonché cesto della biancheria da lavare, i documenti si trovano alla mercé di qualunque visitatore su qualsivoglia ripiano o sul letto; valigie aperte in giro, panni ritirati dallo stendi-abiti arrotolati sul divano, asciugacapelli perennemente attaccato alla presa e buttato per terra, polvere alta un dito. La cosa più strana è che tendo a disseminare monete su tutti i piani d'appoggio, secondo me quando sono stressata sul mio pavimento si trova una media di cinque /sei euro.
Quando attraverso questa fase le ante degli armadi sono perennemente aperte, come a voler simboleggiare che sto facendo emergere un disagio allo scoperto, così come la confusione esce dal nascondiglio per palesarsi a tutti.
Il mio periodo di ripresa si può notare quando, da un momento all'altro, mi alzo e comincio a sistemare la stanza, fino a farla tornare al suo stadio naturale che è quello di ordine fuori-casino dentro.
Anche l'estremo ordine o pulizia denota un periodo poco rilassante: di solito tendo a diventare un po' isterica e fobica ( capita raramente) quando mi prendono le manie di controllo ed eccessivo rigore, quando cerco di dare una regolata alla mia vita che è generalmente un po' in balia degli eventi .Io  amo vivere di pancia, farmi trasportare, non tanto pensare con la testa, quando la mente prende il sopravvento ecco che la camera diventa ordinata, armadi e ripostiglio compreso.
Una volta parlavo della mia stanza con un'amica chiedendomi se parlasse di me: mi sono resa conto che ogni centimetro parla di me: dal poster in sloveno che ho rubato in erasmus, alla corona della laurea, rane ovunque, un bicchiere pieno di sabbia del Sahara con dentro dei tulipani di legno da Amsterdam, tubetti di colore, camici macchiati, nani da giardino, un cartello stradale, due parrucche bionde ed una maschera veneziana. Ci vorrebbero svariati post per spiegarvi il significato di ognuno di questi oggetti. Ma un veloce sguardo comunque mi ha confermato il fatto che la teoria degli Ermafroditi di Platone era giusta: ogni uomo ha la sua metà complementare, nel mio caso forse l'altra metà della mela è la mia stanza....
Pensateci un po', la vostra camera vi parla di voi???


sabato 1 settembre 2012

Un duro (ed incompreso) mestiere

Benvenuto Settembre, con la sua prima pioggia ristoratrice.
L'Afa di Agosto ci aveva decisamente stancati, soprattutto aveva stancato me che ho passato due settimane fuori porta non in vacanza ma in uno scavo archeologico, a lavorare sotto il sole tutti i giorni.
Lavorare in uno scavo può avere effetti indesiderati anche gravi tra cui: abbronzatura da muratore, dimagrimento eccessivo incontrollato ( o a seconda di chi cucina anche ingrassamento), sbronza serale e conseguente post sbornia il giorno dopo mentre devi lavorare, dipendenza da fermenti lattici, puzza di melma, sguardi di disapprovazione, punture di zecche, stanza d'albergo che puzza di fogna, assenza di bagno sul posto di lavoro, momenti di sociopatia acuta.
Siccome il mestiere dell'Archeologo è tra i meno conosciuti, per quello che è in realtà, cercherò di farvi capire qualcosa di essenziale su come viviamo noi giovani scavatori, citando alcune frasi tipiche della persona media che commenta la nostra scelta.Alcune osservazioni mi sono state rivolte personalmente, altre le ho sentite dai miei compagni di scavo queste settimane.
1: "Che bello, fai l'archeologo? Quindi vai in Egitto a trovare i faraoni!"
Tipico. Per qualche strana ragione la gente è convinta che la massima aspirazione di un archeologo sia andare in Egitto, o forse pensano che sia l'unico paese al mondo a darci lavoro. In realtà la maggior parte dei miei colleghi scava in posti che sono ignoti al resto del mondo: paesini sperduti in provincia di Forlì Cesena, villaggi in mezzo alla campagna, boschi e zone paludose. C'è un patrimonio storico archeologico quasi in ogni angolo d'Italia e ci sono anche milioni di archeologi che non amano l'Egitto.
2:" Vai a cercare i tesori?"
Questa è una delle domande migliori. Il nostro lavoro non si limita al ritrovamento ma è fatto di moltissime altre cose in cui il ritrovamento di qualche figata assurda è una tantum. Passano settimane spesso prima di trovare qualcosa di interessante ( e non è quasi mai un tesoro), prima c'è da levare le erbacce, raschiare lo strato superficiale della terra, pulire con le scopette, osservare i vari strati sovrapposti di terreno, compilare schede descrittive, misurare distanze e altezze ecc ecc.
3: " Almeno tu fai una vacanza quest'estate"
Non so chi considererebbe una vacanza il fatto di stare approssimativamente sette- otto ore al giorno sotto il sole ad Agosto ad usare pala e piccone.
4: " Ma che lavoro vuoi fare dopo?"
Bè... l'archeologo!

Per ora non me ne vengono in mente altre, però quasi tutti citano Indiana Jones, o ti dicono che anche loro da piccoli volevano fare gli archeologi, i meno entusiasti ti dicono che non troverai mai lavoro. Queste due settimane un camionista che passava sul cavalcavia di fronte agli scavi ci ha cordialmente invitati ad andare a lavorare...


Mi pare che non fossimo propriamente in vacanza, voi che ne dite?
Ci sono comunque molti lati prettamente vacanzieri: conoscere gente nuova, passare le serate con altri ragazzi che hanno le tue stesse passioni, visitare musei ed altri siti archeologici mai visti, avere vitto e alloggio cordialmente offerti dall'Università ( quest'anno in un agriturismo con piscina... ma a volte può capitare di dover dormire in tenda o in bettole con un bagno solo per dodici persone),  serate passate con la chitarra  e l'immancabile birra, andare al mare dopo lo scavo e morire di sonno sulla spiaggia.... diciamo che se vogliamo considerarle vacanze, sono di quelle un po' massacranti ma è un'esperienza fortemente consigliata, almeno finché il vostro fisico regge!